Leggendo lo scritto del Prof. Formiconi, mi sono resa conto di quanto fossero importanti le connessioni, ma anche che esiste una forma di conoscenza che va al di fuori della scolarizzazione. Una conoscenza che si protrebbe definire come un misto di tecnica (savoir faire), di intuizione, e osservazione.

L’esempio migliore che mi è saltato in mente è Hunter Campbell Adams, meglio noto come il Dottor Patch Adams ;)

Un primo approccio  protrebbe far pensare che il suo metodo è “superficiale” e abbastanza ovvio, ma riflettendoci su, mi sono accorta che c’è un ragionamento molto complesso alla base della clowntherapy, e del modo di gestire pazienti e malattie nel Gesundheit! Institute. Questo ragionamento, secondo me, si basa sulle connessioni e le reti.

La prima connessione importante è tra l’ambiente che ci circonda e la nostra salute. Anche questa connessione sembrerebbe ovvia, pero’ quando vedo quello che stiamo combinando con il pianeta, mi rendo conto che ci vediamo come entità totalmente separate dalla natura. Come se il cibo, l’aria, l’acqua, il sole, fossero entità virtuali che ci sono adesso e che ci saranno sempre. Non è perché abbiamo certe conoscenze sul mondo che ci circonda che possiamo diventarne estranei ne pensare di controllarlo. Se l’acqua che beviamo è contaminata, la nostra salute ne risente, se c’è un cambiamento climatico, una catastrofe naturale siamo del tutto impotenti, anche se costruiamo palazzi “a prova di tutto”, e facciamo dighe e contro dighe. Cio’ non vuol dire che bisogna rifiutare la tecnica e la tecnologia, anzi bisognerebbe utilizzare questi due fantastici mezzi per cercare di trovare una nuova via di comunicazione con il mondo esterno, e di evolverci assieme e non contro.

L’altra connessione è quella tra mente e corpo.  Il Dott. Patch è stato uno dei primi a “democratizzare”, il ridere come terapia. Fino a qualche anno fa, scherzare con il paziente, portare allegria in ospedale era una cosa inconcepibile. Non parlo di 50 anni fa, ma dei primi anni 90. E qui si ritorna nel campo della medicina. Il paziente è troppo spesso considerato come un susseguirsi di organi, apparati, patologie, è schematizzato. Perché? Perché durante i suoi studi il futuro medico ha imparato a riempire delle caselline, se ha tale sintomo allora c’è tale organo colpito, se le analisi non sono nella media allora c’è qualcosa che non va… Ma allora come si spiega che certi pazienti dati per spacciati si salvino e altri che non avevano quasi niente non ce la facciano?? Miracolo? Forse, oppure c’è qualcos’altro che va preso in considerazione? E se fosse il singolo paziente a fare la differenza? La sua volontà, la sua capacità di interagire con le sue proprie cellule,  facendo delle connessioni con le reti che lo organizzano? Nel bene come nel male. Con la voglia di uscirne vivo come con la voglia di lasciarsi andare. 

La brillante idea del Dott. Patch è stata questa, considerare il paziente come un tutto, non scinderlo in due parti rinchiuse in un compartimento stagno. Patch Adams è andato contro gli insegnamenti che gli erano stati dati, ma non facendo tabula rasa del passato, ma cercando di miglorarlo. Non ha rinnegato la scienza, come si ha tendenza a fare oggi, ma neanche ha smesso di pensare all’essere umano come giustappunto un essere, e l’essere non è quantificabile. Si è lasciato guidare dal suo istinto, dalla sua esperienza clinica, da qualcosa che sapeva essere giusto o che perlomeno era giusto per lui. Ha preso il buono dalla pratica e dalla teoria, facendone saltare fuori un nuovo metodo di cura, credo si chiami incrementare la procedura (amici informatici, se ci siete battete un colpo ;) )

Spiritualità e scienza non si escludono a vicenda, ma si completano.  Tutto cio’ è ovviamente una mia opinione e non dico che sia giusta, anzi!

Samantha

PS: Qui sono citati qualche link dove potrete trovare più ampie informazzioni su Adams Patch:

www.patchadams.org

http://it.wikipedia.org/wiki/Patch_Adams