Sono di passaggio a Parigi, e da brava paziente sono andata a salutare il mio medico.

Abbiamo parlato del più e del meno, e poi siamo arrivati al tema nel quale ogni medico si diletta, gli studi;)

In poche parole, il mio bravo medico mi ha detto questo.

Ovviamente la P1 è un anno terribile, ma con il passare degi anni, il futuro medico e poi il medico si rende conto che è una esperienza molto formativa.

Perché?! Se ci pensiamo bene la risposta è ovvia. Durante i nostri studi dobbiamo imparare a saper reagire alla svelta, non mollare, essere combattivi senza però dimenticarsi di essere umani nel nostro comportamento.

Credo che la P1 e successivamente l’esame dell’internato (ECN) siano esperienze fondamentali nelle genesi di un medico.  L’unico inghippo sta nel fatto che molti studenti perdono la loro umanità nel corso degli anni, diventano macchine, imparano tonnellate di informazioni ma ciò non fa obbligatoriamente di loro dei buon medici.

Allora sì alla P1, sì all’ECN ma bisogna sempre ricordare che sono esami, e che dietro questi esami non si valuta solo le nostre conoscenze, ma anche la nostra capacità a non farci fagocitare dalla medicina.

Tutti i medici che si sono estremamente ben piazzati a questi test dicono la stessa cosa, ok studiare 10 ore il giorno, ma bisogna scindere le cose, lo studio e noi stessi, bisogna avere una vita propria. 

Una volta che il medico è riuscito a fare le 2 cose si può considerare che il suo percorso formativo è già a buon punto;)

Io ci ho pensato su, e sebbene all’inizio le parole del mio medico mi sembravano alquanto “stupide” (come facciamo ad avere una vita al di fuori dallo studio, se per definizione noi dobbiamo studiare??), in fin dei conti devo ammettere che non ha tutti i torti.

Ho imparato molto dalla P1, lo vedo con i miei compagni di corso italiani. Non dico che ho qualcosa in più, solo che sotto certi aspetti siamo diversi, non reagiamo allo stesso modo. Relativizzo molto di più, non sono alla ricerca del 30 Lode, voglio capire e a volte studiare di meno, ma vivere esperienze umane mi aiuteranno nel mio lavoro, ad esempio il volontario in Croce Rossa, è vero che fare turni ruba tempo, pero’ i momenti in cui sono con il malato e lui ha bisogno di me, che io faccia le cose che mi sono state insegnate per farlo stare meglio ma anche rassicurarlo, prendermi cura di lui come essere umano, credo aiuti molto quando mi ritroverò davanti ad un paziente che si aspetta da me che lo curi o che gli salvi la vita…

Samantha

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